Nina Moric twitta, Nina Moric trolla, Nina Moric scandalizza, sfotte, castiga su Facebook. Lo si sente dire spesso, siti e giornali riportano quasi quotidianamente le provocazioni dell’ex modella croata. Eppure che le cose non stiano esattamente così lo si sospetta da un po’. È stato persino scritto, ad esempio, da Alberto Dandolo per Dagospia e da Selvaggia Lucarelli, ma senza che ciò modificasse di una virgola il trattamento mediatico di quello che citerò d’ora in poi come “account-a-nome-Nina-Moric”.

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Sì, perché i contenuti pubblicati sulla bacheca dell’account-a-nome-Nina-Moric non sembrano proprio opera dell’ex showgirl. L’autore pare risponda al nome di Luigi Mario Favoloso, il fidanzato ventinovenne dell’ex moglie di Fabrizio Corona. Del resto è facile arrivare a supporlo anche solo confrontando ciò che Moric dice nelle interviste e nelle apparizioni pubbliche con ciò che “scrive” sulla sua bacheca. Dai post sessisti e denigratori fino all’endorsement a Casa Pound (con tanto di candidatura-shock), il tutto composto con una certa furbizia retorica aizza-ventri e cinica lucidità: qualità di cui la storica protagonista del video di Livin’ la Vida Loca sembra tel tutto priva fuori dai social. Come una Cenerentola della polemichetta, fuori da Facebook Nina torna a essere quello che è sempre stata: il “Favoloso incantesimo dark viene meno. Dei fuochi e delle fiamme appiccati online non resta quasi niente, solo qualche frase ripetuta a mo’ di slogan o parola d’ordine. Nina sembra la promoter di una causa che ignora: non argomenta, tace, balbetta, sorride.

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Nina Moric, o meglio la sua proiezione social, è l’invenzione a cui tutti credono senza problemi. Mi rievoca un po’ le truffe romantiche che vanno tanto di moda di questi tempi: un avatar avvenente, una specie di ologramma sensuale – in questo caso pure dotato di popolarità, quindi avvantaggiato – viene usato come maschera ammaliante che, mentre ti intrattiene, ti frega. Nina è la ragazza-immagine, Mario Favoloso, probabilmente, la mente social. Nina Moric è il provvidenziale cavallo che Ulisse ha capito di poter usare per conquistare la città mediatica: è la donna che insulta le donne, la straniera che vuole cacciare gli stranieri, la rifatta che percula le rifatte. Ma se nel caso delle truffe romantiche l’effetto è circoscritto al frescone di turno, qui abbiamo invece qualcosa che riguarda tutti, ovvero la diffusione di contenuti aggressivi, maschilisti, destrorsi, tutti body-shaming e xenofobi… per ottenere like. La quotidiana messa in circolo, tra una battuta e l’altra, di stereotipi e boutades retrive contribuisce a lasciarci nella palude culturale in cui arranchiamo da sempre: si va ad aggiungere al flusso miasmatico di orrori linguistici e culturali che scorre sui social.  Godendo in più anche del bonus dato dalla fama dell’ex modella, che in questa storia credo abbia la sola (ma non piccola) responsabilità di accettare tutto, purché se ne parli.

Dalle polemiche con Belén alle provocazioni di basso livello contro poveri, omosessuali, persone sovrappeso e stranieri il circolo è più che vizioso. È intossicante. Alle sparate dell’account-a-nome-Nina-Moric in tanti infatti rispondono dando libero sfogo al peggio di sé, con insulti e commenti feroci vomitati contro la showgirl croata, in quella che finisce per essere una vera e propria serra di coltivazione della (sub)cultura di genere e non solo. Nella dinamica in sé dell’account-a-nome-Nina-Moric non è che ci sia niente di così strano: il fidanzato Favoloso ha con tutta probabilità aiutato Moric a ottenere una visibilità social non indifferente e le polemiche, si sa, oggi pagano bene. Non conosciamo i retroscena del rapporto tra i due ma il dubbio che, complici il legame affettivo e la gratificazione dei like, l’ex showgirl abbia delegato la gestione della sua immagine al fidanzato è più che altro una certezza.

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Quello che a me interessa qui però è soprattutto il nostro atteggiamento – di noi utenti, audience, società – di fronte a questa presenza ormai fissa, infestante, del panorama mediatico. Cosa dice di noi la legittimazione che abbiamo fornito a questo fenomeno? Ci si continua a rivolgere a Nina Moric come se fossimo sicuri che sia lei l’autrice autentica dei suoi post. Perché? Possiamo finalmente dire che Nina Moric, in questi termini, non esiste? E soprattutto qualcuno può dire che l’inverso – l’account di un maschio bello e famoso co-gestito ideologicamente dalla fidanzata – non s’è mai visto e probabilmente mai si vedrà, almeno qui, alla periferia del mondo culturalmente avanzato?

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La mente maschile – e retrograda, e sessista – che si nasconde dietro l’account-a-nome-Nina-Moric usa la donna per denigrare le donne, usa il femminile per denigrare il femminile e in un altro Paese, un Paese più evoluto di quello in cui ci troviamo, a un fenomeno del genere sarebbe già stato assegnato da tempo il posto che merita. Ma qui da noi che volete, il fatto che il profilo di una donna sia gestito per spammare in giro stereotipi e violenza di genere non crea nessun problema. È la nostra storia, il nostro DNA. I meccanismi sono ben oliati: è una lingua che parliamo volentieri. Ci viene facile accettare un femminile tutto immagine e sensualità, tragicamente complice del maschilismo. Non scandalizza, non attira l’attenzione. Sta bene un po’ a tutti. Si twitta, si posta, ci si rinnova nella forma, restando saldamente avvinghiati alle insane tradizioni di sempre nella sostanza: siamo tutti drammaticamente più che allenati a far finta di niente.

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