I bambini palestinesi si rifiutano di essere abusati democraticamente - The Vision

Relazionarsi coi bambini è difficile, avere a che fare con degli adolescenti è ancora più problematico. Non ti ascoltano, si arrabbiano, si ribellano, quando l’unica cosa che vuoi, in realtà, è il loro bene.

Per questo motivo, quando l’esercito israeliano viene a contatto con i minori palestinesi, raramente ritiene di comportarsi in modo sbagliato. I soldati sanno che tutto ciò che compiono ha un fine nobile e che è necessario gestire questa fisiologica disobbedienza dei ragazzi, ancora troppo ingenui per capire.

Dopo la decisione di Trump di spostare l’ambasciata statunitense a Gerusalemme si sono susseguite diverse proteste e scontri, e la questione israelo-palestinese è finita di nuovo sotto i riflettori. Fra i servizi e video che sono girati in televisione e sui social, ciò che ha colpito di più l’opinione pubblica  sono state le scene di violenza nei confronti di minori.

Sono diversi i filmati caricati su Internet negli ultimi giorni: in questo , tanto per fare un esempio, un bambino di nove anni viene trattenuto per aver lanciato dei sassi. È una cosa che non si fa, lanciare i sassi, dovrebbe saperlo. Proprio come lo sa tutta la gente che commenta i video dei bambini palestinesi arrestati. Tutti coloro che, davanti alle accuse di maltrattamento che vengono mosse nei confronti dei soldati dell’IDF, rispondono con un “non giudicate, non sappiamo cosa possano aver fatto quei bambini”. C’è poi chi parla di modi sbagliati e chi non riesce a capire come mai un ragazzo possa avere una reazione così feroce.

Perché ci vuole una riflessione molto articolata per comprendere quale potrebbe essere la risposta di un bambino cresciuto in quelle condizioni e messo di fronte a simili dinamiche. La modalità corretta con cui dovrebbe reagire, dopo che sua madre è stata uccisa davanti ai suoi occhi, è quella mostrata da trentenni con la polo che nella bio del profilo hanno frasi di CamorraAndLove e che “abbassano la testa solo per allacciarsi le scarpe”.

È tutto così inspiegabile. È così insensato lanciare sassi contro la gente che vuole soltanto il tuo bene. Controproducente. Se la cercano quei bambini, quasi fossero individui affetti da qualche sindrome. Vogliono farsi arrestare dai soldati, non riescono a star loro lontani. Una sorta di sindrome di Stoccolma. Vogliono farsi del male per attirare l’attenzione su di sé. Una finta sindrome di Münchhausen. Egocentrici, narcisisti. Tutti bambini che simulano gli effetti di un disturbo istrionico di personalità. Gli individui affetti da tale disturbo mostrano comportamenti eccessivamente drammatici ed esibizionismo emotivo. Pervasiva ricerca di attenzioni e comportamenti eccessivamente drammatici.

Egoisti, vanitosi, esibizionisti e ingrati.

Lo fanno per le telecamere.

Quelle telecamere che continuano a filmare sequenze di arresti, maltrattamenti di minori e che continuano a essere testimonianza fondamentale di ciò che accade in quelle zone.

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Qui alcune ragazze vengono aggredite mentre assistono a degli scontri. Qui dei poliziotti israeliani provano a caricare su un auto tre bambini palestinesi di età tra i sette e gli otto anni, mentre stanno giocando vicino casa. Qui i soldati colpiscono un ragazzo palestinese di 16 anni con un’arma. Qui 18 ragazzi, la maggior parte dei quali minori, vengono fermati dopo uno scontro con dei soldati israeliani. Neanche il rispetto per il galateo del duello.  Qui, Ahed Tamimi, una ragazza di 16 anni, viene arrestata per aver provocato dei soldati. Qui il bambino di 9 anni viene tenuto ben stretto dalla polizia per il collo della felpa, a quell’età tendono infatti a essere un po’ irrequieti.

Per alcuni spettatori tutte queste immagini non sarebbero altro che finzione, opere di fantascienza, figlie di un estro creativo non ben precisato.

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Lo sa bene la donna israeliana intervistata in un servizio de Le Iene andato in onda alcuni giorni fa, nel quale viene rispolverata la narrativa dei filmati finti e dei «trucchi che i palestinesi usano nei loro video». Secondo questa signora ci sarebbe un fotografo che da dietro urla a quei bambini cosa devono fare, come devono comportarsi.

REC, ho bisogno di disperazione.
Adesso impotenza, lacrime, rovina, devastazione, angoscia.
Ho bisogno di sconforto.
Ho bisogno di abbattimento.

La Defence for Children International Palestine riporta che, ogni anno, dai 500 ai 700 bambini palestinesi vengono processati davanti a un tribunale militare israeliano. Nel 97% degli interrogatori non sono presenti né genitori, né avvocati, mentre il 75% dei bambini riferisce di aver subito delle aggressioni durante la detenzione. Secondo la DCIP “il maltrattamento dei bambini palestinesi rimane diffuso e metodico all’interno del sistema di detenzione militare israeliana, dal momento che i bambini arrestati dalle forze israeliane arrivano nei centri per gli interrogatori bendati, legati e privati del sonno.

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E quello che tutti questi video rivelano è solo una piccola parte della realtà, fatta di soprusi reiterati nei confronti dei palestinesi. Gli arresti domiciliari, ad esempio, sono un’altra dimostrazione che le manifestazioni d’affetto dell’esercito israeliano sono numerose ed eterogenee.

Dall’ottobre del 2015 i tribunali israeliani hanno emesso oltre 250 ordini di arresti domiciliari nei confronti di bambini e ragazzi, costretti a non lasciare la propria casa neanche per sottoporsi a cure mediche né per motivi scolastici. I genitori fungono da guardie; la violenza in questo caso viene mandata avanti sul piano psicologico, e le famiglie vengono così coinvolte in un processo di detenzione, il cui vero fine pratico è ancora da determinare.

Sari Bashi, direttrice di Human Rights Watch nelle zone d’Israele e Palestina, ha affermato che “i bambini palestinesi vengono trattati con metodi che terrorizzerebbero e traumatizzerebbero un adulto”.

Vedi alla voce: bambini che vengono svegliati nel cuore della notte per essere interrogati dai soldati.

REC,
ho bisogno di smarrimento,
confusione,
stordimento.

Nello suo ultimo rapporto annuale, Amnesty International ha rivelato che le forze israeliane “hanno torturato o maltrattato i detenuti palestinesi, inclusi i bambini, con metodi particolari durante l’arresto e l’interrogatorio.” Con modalità che includono: “manganellate, schiaffi, soffocamento, ammanettamento prolungato, condizioni di forte stress psico-fisico, privazione del sonno e minacce”.

Nel marzo 2017, però, il ministro degli esteri Alfano ha affermato che Israele è “una meravigliosa risorsa di democrazia nell’area mediorientale”.

Quella “meravigliosa democrazia” secondo cui lanciare sassi in risposta a decenni di oppressione sarebbe terrorismo, o frutto di indottrinamento.

Alfano lo dirà alla madre di Muhammad Amin, diciottenne ucciso nei recenti scontri con le forze israeliane, che in fondo non dovrebbe prendersela troppo per l’accaduto.

Suo figlio è morto, vero, ma non di una morte qualunque.

Suo figlio, Signora, è morto per mano di una democrazia.

Una “meravigliosa democrazia”.

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